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La storia della psicologia cognitivo-comportamentale

La psicoterapia cognitivo-comportamentale non nasce come orientamento teorico a sé stante, ma si espande, nel corso degli anni '70, dallo sviluppo e dall’integrazione tra concetti eterogenei, provenienti da approcci diversi: il cognitivismo clinico ed il neocomportamentismo.

Il comportamentismo nasce agli inizi del XX secolo dalla tradizione scientifica della psicologia sperimentale, in particolar modo dagli studi di J.B. Watson e I.P. Pavlov. Questo orientamento si propone di costruire una scienza psicologica che condivida le caratteristiche di esattezza ed obiettività tipiche delle scienze più avanzate, quali la biologia e la fisica. A tal fine limita il proprio oggetto di indagine a ciò che è oggettivamente osservabile, vale a dire il comportamento.

Il comportamentismo è interessato a stabilire le associazioni tra gli stimoli recepiti dal soggetto e le sue risposte, considerate le unità di base del comportamento umano; viene invece messo da parte lo studio sui processi mentali, in quanto non esistono strumenti scientifici per condividerne le osservazioni in maniera univoca.

A partire da questi studi, vengono applicate al campo del disagio mentale, una serie di tecniche di modificazione del comportamento, derivate direttamente dalla ricerca sperimentale, il cui insieme verrà definito "terapia comportamentale". Queste metodologie caratterizzate dalla possibilità di misurare i risultati ottenuti e dalla loro efficacia, permette di stabilire delle precise indicazioni tra categorie di problemi e tipo di tecnica (nevrosi d'ansia e fobie, problemi di comportamento e apprendimento nei bambini, enuresi ed encopresi, riabilitazione di soggetti con handicap fisici e psichici).

La psicologia cognitiva nasce verso la fine degli anni '50 in parziale contrapposizione al comportamentismo. Quest'ultimo aveva gettato le basi per una psicologia fondata empiricamente. Il cognitivismo accetta il rigore metodologico del comportamentismo; entrambe le discipline, infatti, hanno basi scientifiche, nel comune intento di assimilare lo studio della mente umana alle scienze fisiche.

Negli anni '60, l'evoluzione della ricerca scientifica in psicologia compie grossi progressi, anche grazie all'introduzione delle prime sperimentazioni di simulazione dei processi mentali tramite computer. Ciò contribuisce a superare alcuni limiti del comportamentismo, in quanto è ora possibile costruire dei modelli della mente (vale a dire delle teorie che ipotizzano come avvengono certi processi mentali , come la comprensione del linguaggio, il ragionamento matematico, la memoria, ecc.). L' uomo cerca attivamente le informazioni, nel mondo, per i suoi fini, per cui il comportamento umano non può essere riducibile a pura risposta. Per questo le terapie incentrate sul cognitivismo si occuperanno prevalentemente delle modalità di pensiero ed elaborazione di informazioni, proponendosi di modificare le convinzioni irrazionali del soggetto. L’applicazione di questi progressi alla terapia risulta estremamente importante:vengono sviluppate tecniche che, oltre al comportamento, mirano alla modificazione ed al cambiamento dei processi mentali ( i pensieri e le emozioni). L'insieme di queste metodologie, ora definite "psicologia cognitiva e comportamentale" risultano efficaci e trovano applicazione in una vasta gamma di problematiche che in precedenza erano difficilmente avvicinabili con le sole tecniche di modificazione del comportamento.

Una delle caratteristiche più importanti di questo approccio concerne l'apertura alle innovazioni provenienti sia dalla ricerca scientifica che da altre correnti di studio sulla psicologia.

La Terapia Cognitivo Comportamentale integra due forme di psicoterapia: la Terapia Comportamentale e la Terapia Cognitiva: La Terapia Comportamentale aiuta le persone a reagire in modo flessibile alle situazioni problematiche. Si focalizza sul cambiamento concreto per diminuire o eliminare i comportamenti che creano disagio e aumentare o acquisire quelli che favoriscono una vita più soddisfacente.

La Terapia Cognitiva spiega come pensieri, convinzioni e credenze contribuiscano a creare una visione (a volte distorta) di ciò che sta accadendo nella nostra vita: aiuta ad individuare, quelli che sono concomitanti a forti e persistenti emozioni problematiche, ad arricchirli, a renderli più flessibili e più funzionali al proprio benessere.

Per comprendere i nostri problemi dobbiamo valutare vari aspetti fondamentali:

  • pensieri (convinzioni, immagini, ricordi)
  • emozioni o stati d'animo
  • comportamenti
  • ambiente (passato e presente)

Queste aree sono interconnesse poiché ogni aspetto della vita di una persona influenza tutti gli altri. Per esempio i mutamenti di comportamento influenzano il modo di pensare e anche di sentire, e possono inoltre cambiare il nostro ambiente. Allo stesso modo, mutamenti del pensiero determinano il nostro comportamento, il nostro stato d'animo, le nostre reazioni fisiche e possono portare mutamenti del nostro ambiente sociale. Comprendere come questi aspetti della nostra vita interagiscano tra loro può aiutarci a comprendere i nostri problemi. In ognuna delle aree possono essere necessari cambiamenti anche piccoli per sentirsi meglio.